EROS E PROVOCAZIONE nelle tele iperrealiste di Juan Francisco Casas

Opere che sembrano delle immagini fotografiche sbiadite, dalle sfumature di blu, nascondono invece un segreto, si tratta infatti di tele du grandissime dimensioni, quasi 2 metri, disegnate interamente con delle penne Bic. E’ considerato uno dei giovani pittori più influenti della Spagna, Juan Francisco Casas, le cui creazioni, viste da lontano, ingannano sapientemente l’occhio: quelle che sembrerebbero vere e proprie fotografie, sono invece ritratti iperrealistici, in cui il trompe l’oeil si nota solo avvicinandosi notevolmente alla tela, riuscendo a distinguere chiaramente i tratti della penna, i riflessi e le ombre.

Casas, artista originario dell’Andalusia ma trasferitosi a Roma, possiede un vero e proprio dono, laureato in Belle Arti all’università di Granada, grazie alle sue capacità ha infatti ottenenuto subito il Premio nazionale dal Ministerio de Educación y Ciencia e da quel momento la sua carriera è stata costellata da una serie infinita di riconoscimenti, nonchè il prestigioso premio di pittura ABC nel 2004, fino alla residenza alla Real Academia de España di Roma. Nei primi anni, Casas era attratto maggiormente dalla pittura su tela. Poi, forse per necessità concettuale, la penna a sfera è subentrata quasi univocamente nel suo iter creativo.

L’artista sembra sfidare l’arte più ortodossa, più canonica, ritraendo scene di nudo, quasi pronografiche, tratte da foto digitali che poi riproduce su carta. Un’arte decisamente anticonvenzionale, in cui la provocazione maggiore è la modalità con cui realizza le opere: la tendenza iperrealista a bassissimo costo, utilizzando appunto una penna biro, ma anche un’arte che si potrebbe definire pubblica, i linguaggi e i materiali sono infatti di impatto e comprensione immediati.  Erotismo esplicito condito da una dose di autoironia che ne mitiga i tratti, docce fredde, lenzuola bagnate, donne estremamente sensuali e hot.

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