Fabrizio Barozzi, il giovane talento dell’architettura

Energia, tenacia, talento e un pizzico di fortuna, sono queste le carte vincenti di Fabrizio Barozzi, il giovane architetto che ha letteralmente sbaragliato la concorrenza nel concorso che lo ha insignito del meritato titolo di Giovane talento dell’architettura 2013. Le sue opere sono considerate innovative, scenografiche e al contempo maestose, Artenews vuole quindi celebrare le straordinarie capacità del giovane italiano. Originario di Rovereto, vive  in Spagna dai tempi dell’Erasmus. Grazie alle sue doti e alla sua caparbietà sta rapidamente ottenendo un successo sfolgorante nel mondo dell’architettura.

La storia di Fabrizio sembra quella di uno dei tanti italiani che decide di completare gli studi all’estero. Dopo aver studiato architettura a Venezia, vuole cercare altri stimoli, per questo sceglie di frequentare il programma Erasmus. Fin qui tutto normale, sono in molti che compiono questo percorso, ma Fabrizio ha talento, tenacia e tanta voglia di fare successo. Conclude gli studi in Italia, ma riparte alla volta della Spagna dopo un periodo di studi a Parigi. A Siviglia inizia a lavorare nello studio di Guillermo Vazquez Consuegra, ma intanto sogna gli Stati Uniti. La vincita di un concorso però modifica il corso degli eventi e tutto si sussegue con una rapidità inaspettata.

Il giovane talento italiano ha i piedi ben piantati a terra e non si lascia sfuggire nessuna opportunità. Apre quindi uno studio, col collega Alberto Veiga, che oggi conta circa venti dipendenti. Il successo è arrivato grazie ai numerosi concorsi a cui Fabrizio Barozzi ha partecipato, vincendone davvero tanti.

L’energia che questo giovane talento mette nel suo lavoro, assieme alla creatività, hanno portato al risultato anche in quest’ultimo concorso. Il suo stile ha avuto la meglio su tutti gli altri 126 candidati. Forme minimali, monocromatiche, moderne, ma con un richiamo al passato, sono gli elementi distintivi della Filarmonica di Stettino, città Polacca che ospita quest’opera che ha valso quest’ultimo riconoscimento dell’architetto italiano. Si tratta di un edificio singolare, di un bianco quasi accecante, che esprime energia e potenza. Pianta irregolare e punte che si protendono verso il cielo, in in gioco di linee che si intrecciano tra passato e futuro senza mai confondersi e senza mai far perdere di vista il senso ritmico della struttura.

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