I MONDI FANTASTICI di Jee Young Lee

Scene altamente elaborate e creative il cui allestimento richiede una enorme quantità di tempo e di pazienza, composizioni oniriche e fiabesche, ricche di stimoli, colori, forme, e spesso drammatiche, il tutto senza ricorrere a nessun tipo di elaborazione al computer. L’artista sudcoreana Jee Young Lee, da poco laureata all’ Hongik University di Seul, si confina nel suo studio di pochi metri quadri ( 3 x 6 x 2,4 mt ) per creare dei veri e propri mondi in grado di superare ogni logica reale. Le sue opere si trovano a metà strada tra la psichedelia e il fantasy, tra il fiabesco e il surreale rappresentano un viaggio dentro di se, diretto a scoprire le origini di quell’ego influenzato da tutto ciò che ci circonda. Il suo lavoro infatti cerca di completarla e di rendere il suo stato e le sue emozioni concrete attraverso i mondi fantastici che crea.

Veri e propri set hand made, dei quali vengono poi realizzate, attraverso l’autoscatto, immagini fotografiche, stampate ad inchiostro, che ritraggono l’artista presente all’ interno di essi. Situazioni che richiamano le fiabe della tradizione occidentale ( la piccola fiammiferaia),  scenari onirici, tradizione figurativa orientale,  l’artista fonde infatti fra loro fiabe coreane, ricordi d’infanzia e persino alcune opere di Shakespeare rendendo reali degli ambienti frutto della sua immaginazione. Si percepisce un realismo magico contemporaneo, dinanzi ai fiabeschi giardini in technicolor, nei quali l’artista è ritratta, come immersa in trance; a vedere le stanze con gli oggetti e le porte ridotte in scala, o i pavimenti a scacchi che sembrano animarsi e  tappezzare di sé tutto il resto dell’arredamento, viene quasi da chiedersi se sia già l’ora del tè: per  sorseggiarlo in compagnia del cappellaio matto  e del leprotto bisestile.

Oppure, ci si sorprende davanti a scenari di gusto kafkiano, in cui formiche giganti passeggiano indisturbate in un appartamento, mentre la proprietaria dorme, o si resta sconcertati davanti all’allusione innescata dal titolo (“l’ultima cena”), di un set in cui uno sciame di topolini bianchi dalla coda arcuata, visivamente richiamanti un insieme di spermatozoi, irrompe famelico nella sala da pranzo, pronto a ghermire il formaggio. La serie Stage Of Mind è un variegato microcosmo in cui l’artista proietta se stessa all’interno di stati emozionali, che finiscono  per diventare i protagonisti di ogni scatto.

 

 

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