MARC CHAGALL IN MOSTRA A PALAZZO REALE

A quasi vent’anni dalla morte, Marc Chagall diventa il protagonista della più grande mostra sull’artista russo mai ospitata in Italia negli ultimi cinquant’anni. L’esposizione dedicata a Marc Chagall, inaugurata a Palazzo Reale di Milano il 17 settembre, è la più grande retrospettiva mai allestita in Italia, con oltre 220 opere, a partire dal 1908, data in cui Chagall realizzò il suo primo quadro, “Le petit salon”, fino alle ultime, monumentali opere degli anni ‘80.
«Le opere riunite in questa mostra, ha detto Meret Meyer, nipote di Chagall e curatrice della mostra insieme col direttore del Museo, Paolo Biscottini, sono nate da un senso di urgenza che l’artista ha ritrovato nel periodo storico in cui le ha dipinte e che corrisponde al suo cammino interiore. Qui i visitatori le possono ammirare al di fuori del senso di urgenza in cui sono state dipinte e ammirarle nel loro significato»

Sessanta opere e 22 gouaches recentemente ritrovate ed esposte per la prima volta, dipinti e disegni preparatori, acqueforti, sculture e ceramiche, continue elaborazioni del testo biblico su cui Chagall lavorò tutta la vita: questo il contenuto della mostra che al Diocesano resterà aperta dal 17 settembre all’1 febbraio. Il percorso espositivo è realizzato con un allestimento costituito da una grande arca che ripropone il tema biblico desunto dal libro dell’Esodo.
Le opere provengono dai maggiori musei del mondo, quali il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S. Pietroburgo, il Centre Pompidou, oltre a 50 collezioni pubbliche e private.

Il cardinale Angelo Scola che ha partecipato all’inaugurazione della mostra su Marc Chagall e la Bibbia che al Museo Diocesano completerà la retrospettiva sull’artista aperta a Palazzo Reale, ha così definito questa bellissima iniziativa, una «doppia bella occasione per Milano, per superare la frammentazione e per avere una ricchezza plurale», e ancora«Auspico che queste due iniziative, siano un preludio a quel rinnovamento milanese in cui tutti speriamo e che auspichiamo possa essere propiziato anche dall’Expo».

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