MATTHEW BARNEY, un personaggio davvero ambivalente

Artista, scultore, regista, Matthew Barney è un personaggio ambivalente che da anni si muove nel panorama dell’arte contemporanea in modo ambiguo e straniante, proprio come le conturbanti creature che si muovono alienate nelle sue opere.
Per comprendere l’unicità dell’arte di Matthew Barney, si può iniziare elencando l’incredibile varietà di materiali che impiega per le sue sculture: non solo quelli consueti come metallo e plastica, ma anche petrolato, silicone, patate, erba artificiale, terra e addirittura uccelli vivi.

Oppure si può fare una lista dei nomi bizzarri dei personaggi dei suoi film, per lo più muti: Entered Apprentice (l’Apprendista), the Queen of Chain (la Regina delle Catene), the Occidental Guest (l’Ospite Occidentale). O ancora, si potrebbe fare riferimento alla varietà di ambientazioni scelte per i suoi film o in cui ha dato vita alle sue performance: l’Isola di Man nel Mare d’Irlanda, il carnevale di Salvador in Brasile, una baleniera giapponese.
Pochi artisti hanno saputo creare un universo artistico così stupefacente, e talvolta bizzarro, come Barney negli ultimi 25 anni. I suoi film, le sculture e le performance sono assolutamente enigmatici: si basano su narrative profondamente personali e simboli difficili da interpretare persino dagli studiosi della sua opera.

Il suo progetto più recente è il solenne film “River of Fundament”, tipico dello stile di Barney: un’epopea incredibilmente ambiziosa sulla morte e la reincarnazione, che spazia nel continente americano.
Nato nel 1967 a San Francisco, l’artista vanta un passato da fotomodello e un’iscrizione alla facoltà di medicina, studi che presto abbandona per iscriversi al dipartimento di Arti visive. Dal 1991 ha presentato personali in gran parte del mondo, aggiudicandosi nel corso della sua carriera numerosi premi e riconoscimenti. Marito della cantante Bjork, da cui ha avuto una bambina nel 2002, Barney ha conosciuto una più che discreta notorietà grazie alla saga di Cremaster

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