Teatro post Covid19, ripartiamo dal corpo

Il Covid-19 ha dato una battuta d’arresto all’arte in tutto il Bel Paese, teatro compreso. Non è la prima volta nella storia che il teatro subisce una battuta d’arresto. Ai tempi di Pericle fu la febbre tifoidea a fermare quello che all’epoca era il centro culturale della vita greca. Oggi, similmente all’antichità, il teatro subisce un netto stop, ma è deciso a ripartire quanto prima. “Distanti, ma in contatto”, è questo il nome della prima piece bolognese post Covid-19, un titolo che ci spinge alla riflessione e all’ascolto. L’ascolto è l’atteggiamento con il quale siamo soliti rivolgerci all’arte, in attesa del suo messaggio.

Il Covid-19 si è caratterizzato per il forte silenzio: un mondo senza macchine, traffico, chiacchiere, lavoro, ma anche senza arte. I teatri di tutto il mondo sono stati chiusi a causa dell’emergenza pandemica e così un intero settore si è trovato in crisi. Il personale del Piccolo Teatro di Milano ha dichiarato: “Questo difficile momento storico ha evidenziato con forza problemi di organizzazione, difetti di procedure interne, questioni che esistono da molti anni e che il senso di responsabilità e la professionalità dei lavoratori hanno contenuto ma che non possono più essere ignorati. Il confronto fra tutti i lavoratori avvenuto in questi mesi e l’unità di intenti raggiunta ci permettono di dare un segnale forte a tutta la direzione: siamo sempre stati e saremo sempre una parte fondamentale della storia e della vita quotidiana”.

Il teatro è da sempre una pietra miliare della società, anche grazie al suo valore pedagogico. Fin dai tempi di Maurice Merleau-Ponty, il teatro è esperienza pedagogica fondamentale ed esperienza di corpi. Il teatro porta lo spettatore a una presa di coscienza del corpo: non meno dell’attore, anche lo spettatore è provvisto di un corpo, oltre che di una mente e di una competenza enciclopedica e intertestuale, ed è con il suo corpo e nel suo corpo (in realtà, corpo-mente, corpo-memoria) che egli fa esperienza dello spettacolo, cioè lo percepisce, lo vive, lo comprende, gli reagisce. A partire dalla scoperta, nel 1991, del meccanismo dei neuroni specchio da parte di Giacomo Rizzolatti e del suo team all’Università di Parma, l’importanza del teatro per l’umanità è divenuta senza ombra di dubbio dirimente. Il teatro ha una portata pedagogica, oltre che storica che non può essere trascurata. Per questo è essenziale la sopravvivenza del mondo teatrale che non può soccombere alla tragica esperienza pandemica. Anzi, proprio in quanto il Covid-19 ha messo in discussione la vicinanza del corpo, ripartire da ciò che ha contribuito a definire il corpo a livello comunitario è una priorità.

In questo periodo hanno iniziato a rifiorire i teatri in Italia, con spettacoli di diverso tipo e dimensioni. A Venezia torna il quarantottesimo festival del teatro, che avverrà fra il 14 e il 25 settembre, il cui titolo sarà “Nascondino” e il tema centrale la censura. Un segnale forte questo, che ci mostra come l’Italia abbia voglia di tornare al proprio interesse per l’arte anche dopo la tragedia Coronavirus. Il mondo post Covid-19 è un mondo che non dimentica l’importanza dell’arte e soprattutto l’importanza del teatro e come fonte artistica e come elemento di grande valenza pedagogica per l’uomo.

Il teatro non è indispensabile. Serve ad attraversare le frontiere fra te e me. – ​Jerzy Grotowski

 

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