Hum (2020), il mormorio che diventa una reazione sonica

Hum (2020), è questo il nome dell’avanguardistica istallazione musicale che verrà presentata da Hajra Waheed al Portikus costituita da un unico grande mormorio.

Si tratta di una composizione musicale oltre che di un’istallazione sonora su larga scala e multicanale totalmente insolita: il protagonista della scena è il mormorio. Hum significa Noi in Urdu e l’istallazione gioca proprio su quest’ambiguità per portare alla mente una riflessione sui movimenti di solidarietà internazionale nati nella seconda metà del XX secolo, nel corso della decolonizzazione del Sud mondiale.

Hum è un’opera già nota agli amanti del suono: creata per la Lahore Biennial 02 e messa n mostra nel forte di Lahore da Shah Jahan nel 1628. Oggi Hajra Waheed, canadese classe 1980, ci mette nuovamente in ascolto di questi mormorii, chiacchiericci e brusii che hanno accompagnato il lungo e tormentato processo di decolonizzazione nel mondo. La mostra Portikus, nel contesto della Fiera del libro di Francoforte 2020, viene patrocinata dal Canada e sostenuta dall’ambasciata canadese. Hum (2020) vuole estrapolare un concetto profondo dal suono, più profondo del lessico stesso: differenze linguistiche, culturali e nazionali smettono di esistere in un brusio che unifica nella richiesta di solidarietà. L’artista si spingerà così ad esplorare i legami fra potere e alienazione, sopraffazione e libertà.

Il linguaggio viene abbandonato, ma non del tutto. Ciò che si perde è quella diade di significante e significato che regala senso al linguaggio e significa il mondo. Nella perdita di senso del mondo viene alla luce l’autentica essenza del sentimento di protesta uniforme e omogeneo, quasi a parlare fosse proprio la Terra nella sua totalità.

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