LE SCULTURE IN 3D di Eric Van Straaten

Forme fisiche di donne adolescenti, ricreate in maniera estremamente realistica, in pose velatamente sexy o comunque delicatamente trasgressive, sono le protagoniste delle opere realizzate dall’artista tedesco Eric Van Straaten. Le sue “sculture” sono frutto dell’utilizzo di una stampante 3D e rappresentano l’evoluzione in carta fotografica del disegno tridimensionale su pc. La stampa 3D permette di avere una riproduzione reale di un modello realizzato con un software di modellazione. E’ una tecnica che rende possibile la stampa di modelli tridimensionali partendo da disegni al computer (ovviamente in formato tridimensionale).

Lo sviluppo di questa tecnologia è strettamente legato all’industria che la utilizza per la creazione di modelli e prototipi funzionanti. Ma la grande precisione nei dettagli e la capacità di lavorare su formati anche molto piccoli ha reso possibile che fosse utilizzata anche nella moda, che ne ha già fatto uso nella creazione di alcuni accessori (come le scarpe “stampate”) e nel mondo dell’arte, di cui le opere di Eric Van Straaten sono sicuramente importante esempio. Nato nel 1969 a Leiden (Olanda) e cresciuto ad Haarlem, l’artista è ormai famoso per le sue figurine maliziose e provocanti al limite del kitsch, che hanno una curiosa costante: la lingua posta tra i denti come nelle posture tipiche degli infanti. Bamboline rinchiuse nelle gabbie, strane combinazioni ibride con diversi animali.

Le sue opere sembrano piccoli dolci di marzapane, ma si tratta di pura apparenza. Dietro ogni volto e ogni corpo  proposto si nasconde infatti un incubo dell’artista. Erotismo, desiderio ma anche inquietudini e paure appartengono al suo linguaggio espressivo rendendo ogni sua opera un racconto di sè. L’apparente fragilità dei suoi personaggi stride con espressioni spesso inquietanti ed atti di brutale violenza. L’artista descrive con queste parole il suo lavoro: “L’arte che funziona per me è sempre multistrato. Mi piace quando a prima vista sembra che esista una sola verità (per lo più “bella”), ma se si guarda più in profondità c’è qualcos’altro. Quanto più è grande l’opera d’arte, maggiore è la distanza tra verità apparente e verità reale”

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