SENSUALE RAFFINATEZZA negli scatti di Yoshie Nishikawa


Immagini che mostrano quello che c’è oltre il corpo nudo nella sua semplicità, sguardi, gesti, emozioni, sensazioni reali.
Fotografie in cui la dolcezza e la bellezza stilistica diventano vere protagoniste.
Quella di Yoshie Nishikawa è una fabbricazione estetica dove il bianco e nero, è talmente regolato e modulato e di una qualità così pura da riportare alla mente la trasformazione delle cortigiane in sovrane, in quella perfezione estetica tipica del lontano ukiyoe, una tecnica di stampa artistica giapponese diffusa fra il XVII e il XX secolo.

Yoshie Nishikawa, fotografa che si muove tra le origini giapponesi e l’adozione italiana, appartiene a quella sfera di donne fotografe che sono emerse in Giappone dalla metà degli anni novanta. Nata a Sapporo in GIappone, dopo la laurea presso l’università d’arte Ootani, nel 1982 si è trasferita a San Francisco dove si è specializzata in “The Fine Art of Photography” presso l’Academy of Art College. Le sue immagini sembrano fermare un attimo senza tempo, sogni irreali in cui appaiono figure quasi irraggiungibili.
Che si tratti di nudi femminili o soggetti still life, gli scatti di Yoshie Nishikawa rimangono densi di una sensualità raffinata, in cui la purezza dell’anima viene manifestata come virtù di purificazione.

Famosa la collezione di scatti intitolata “Petali d’Oriente”, serie di nudi realizzati a metà degli anni novanta in pellicola e stampati successivamente in digitale che insieme alla serie di still life del 2000, scattati in pellicola negativa e proposti in stampa attraverso un particolare processo analogico chiamato Platinum Print, hanno costituito la mostra “Purificazione”, ospitata presso il Museo Fondazione Luciana Matalon fino al 25 maggio scorso.

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