The Piper At the Gates of Dawn, 53 anni fa il mondo conosceva i Pink Floyd

4 agosto 1967, una data che ha segnato e stravolto la storia della musica: il mondo normalizzava il Rock and Roll ed esplodeva la musica psichedelica.

Siamo alla fine dei tumultuosi anni Sessanta e forse il mondo non era ancora pronto per l’enorme cambiamento artistico e musicale che stava arrivando. Erano gli anni del rock and roll, che aveva perso il titolo di musica anticonformista avuto fino al decennio precedente. Il movimento beat iniziava ad avanzare a passi da gigante con i Beatles e i Rolling Stones. Erano gli anni Sessanta e la musica stava cambiando la storia.

Era il 4 agosto 1967 e veniva alla luce il primo album in studio dei Pink Floyd: The Piper At the Gates of Dawn. Syd Barret è uno studente come molti alla Camberwell School of Art nella rivoluzionaria Londra di quegli anni, ma nel 1967, con Roger Waters al basso, Nick Mason alla batteria e Rick Wright alle tastiere dà vita al primo album Space Rock della storia, introducendo il mondo al concetto di musica psichedelica. Le registrazioni dell’album ebbero inizio nel febbraio di quell’anno, nello studio 3 di Abbey Road, nello stesso periodo in cui i Beatles registravano Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

The Piper At the Gates of Dawn stava per stravolgere l’inghilterra e dal 1971 anche l’Italia, con brani che hanno segnato la storia della musica psichedelica come See Emily Play o Interstellar Overdrive. Una particolarità segnò anche l’uscita americana del disco. Si tratta infatti di uno degli ultimi album ad avere un tracklist differente per le versioni UK e USA, una pratica in voga all’epoca, ma destinata a sparire proprio in quegli anni.

Con The Piper At the Gates of Dawn si scriveva la storia della musica

The Piper At the Gates of Dawn fu l’unico album interamente pensato e realizzato da Syd Barrett, il cui titolo indica già la tonalità psichedelica dell’album. Deriva infatti dal settimo capitolo del romanzo Il vento tra i salici, di Kenneth Grahame, capitolo in cui i protagonisti, attirati dalla musica incontrano il dio Pan. Syd Barrett mise al centro del tour i due brani antologici Astronomy Domine e Interstellar Overdrive, al punto che nel 1992, ripensando a quegli anni, Waters confessò: “Syd era un genio, ma non tornerei a suonare Interstellar Overdrive per ore e ore”.

L’origine dell’album, per altro, sembra aver ricevuto una sorta di “tocco fortunato” proprio dai Beatles: nel corso di una serata negli studi di registrazione ad Abbey Road, Paul McCartney avrebbe ispirato Barret nei vocalizzi di Pow R Toc H. Proprio questa canzone rappresenta uno dei punti più alti del cripticismo tipico dei Pink Floyd, già a partire dal titolo la canzone presenta infatti numerose ambiguità.

La copertina che rappresenta un unicum

La copertina di The Piper At the Gates of Dawn resta nella memoria degli appassionati anche per la copertina. A partire dall’album successivo, A Saucerful of Secrets, tutte le copertine dei Pink Floyd saranno firmate da Storm Thorgerson, che riuscirà a dare visività alla psichedelia el gruppo. Il sodalizio durò poi fino al brusco litigio con Waters, ragion per cui anche The Wall, The Final Cut e The Piper non vedranno il suo tocco grafico.

 

 

 

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