Multiproprietà, la nuova frontiera dell’arte?

Molti amanti doc dell’arte probabilmente l’idea è molto discutibile, forse hanno anche ragione, ma, di fatto, potrebbe essere un’idea di sviluppo culturale e sociale che probabilmente potrebbe far accrescere la sensibilità verso l’arte. Ovviamente siamo nel campo delle ipotesi e teorie, tuttavia questa della multiproprietà non è proprio una novità, se parlò più o meno un anno fa all’uscita della starup Artuu, grazie alla quale è possibile investire in opere d’arte acquistandone una quota.

Ora questa ipotesi della multiproprietà torna a far parlare per l’uso della cripto valuta, in altre parole, gli investitori possono acquistare quote di un’opera d’arte restando potenzialmente anonimi, sicuramente un fatto di grande impatto su tutto il sistema, con gli ovvi benefici e sicuramente qualche incognita.

L’arte come asset d’investimento

Guardandola in quest’ottica, possiamo immaginare uno scenario simile a quello delle azioni di borsa, un investitore può acquistare le quote di un Picasso, e ottenere rendimenti o rischiare perdite, anche se difficile questo, al pari delle azioni di una multinazionale.

Si tratta di una possibilità senz’altro interessante, anche e soprattutto sotto il profilo dei rendimenti, con buona pace del settore immobiliare che in questi ultimi 10 anni ha perso quote di mercato pur essendo stato il punto di riferimento di molti italiani dove hanno investito tanto e purtroppo perso in uguale misura.

Multiproprietà dell’arte e blockchain

La frontiera dei nuovi investimenti pare che ha già delineato la sua via, considerando il grande interesse che c’è in questo momento per l’arte, ed ha raggiunto un volume di affari davvero elevato, non c’è da stupirsi se a breve ci saranno le obbligazioni di Picasso, Monet ecc …

Siamo solo all’inizio, come tutte le rivoluzioni partono lentamente e spesso in sordina, ma poi diventano dirompenti, lo abbiamo visto altre volte forse sarà così anche per la nuova “art-sharing”, vedremo!

Immagine via:   www.artuu.it

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