VISIONARIE E SURREALI le immagini di Zefram Zef

Uno stile fotografico originale ed autonomo, sensibilita’ visionaria e surreale, gli oggetti e le cose nell’ immaginazione del fotografo romano Enrico De Marinis si sovrappongono alla realtà oggettiva in forma di frammenti lievi e colorati dando luogo ad una sorta di entità parallela scarsamente interagente col contesto che diviene, spesso, sfondo scenico neutrale di puro contenimento.
Nei suoi scatti è costante la presenza di oggetti volanti, di “cose” in sospensione o in procinto di levitare che rafforzano la sensazione di gravità propria degli ambienti di ripresa utilizzati in cui strutture architettoniche o elementi naturali appaiono fortemente radicati al suolo, attaccati alla terra.
La sua fotografia potrebbe apparire di non semplice, o immediata, lettura, quasi una trasposizione per immagini di un universo intimo, superficie riflettente di sentieri onirici, più e più volte, lucidamente battuti.

La fotografia di Zefram Zef, nome d’arte di Enrico De Marinis, è essenzialmente concettuale. I suoi scatti, un inno alla libera interpretazione dei pensieri, sono supportati da un sapiente uso degli spazi, delle persone e da linguaggi simbolici inseriti cripticamente nelle scene che ogni spettatore può esperire in maniera unica e quindi originale. Fonti di ispirazione dell’artista sono i pittori fiamminghi del XV e XVI secolo (in particolare Bosch), il surrealismo di Matisse e, soprattutto, la musica dei Pink Floyd. Laureato in fisica, ha scelto il suo nome d’arte ispirandosi a Zefram Cochrane, personaggio di fantasia della saga di Star Trek e inventore del motore a curvatura, dispositivo che nella finzione cinematografica è in grado di spingere le astronavi oltre la velocità della luce.

Alla sua attuale visione creativa, Zefram è arrivato dopo un lungo periodo di rifiuto della fotografia nato dalla necessità interiore di liberarsi da quella che chiama “la ricerca del consenso, il fotografare per piacere agli altri” costruita sulle belle immagini, formali e a volte edulcorate. Come affermato dall’artista stesso: “Nelle mie immagini tutto è ‘reale’, posto lì dove lo si vede e come lo si vede. L’uso del digitale e della post produzione mi servono solo per abbattere i costi realizzativi della ripresa, sia come materiali sia come logistica. Un’immagine in cui sono presenti molti oggetti e diversi modelli, per esempio, avrebbe dei costi insostenibili per un normale fotoamatore. E’ invece possibile ottenere lo stesso risultato replicando un numero sufficiente di volte gli elementi già presenti nella scena per poi fonderli in post produzione. Questo ovviamente richiede una cura maniacale dei dettagli, soprattutto in ripresa, ma anche dopo”.
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